La cena e il sonno di Zeena


 
 

Di ritorno dalla taverna.
Col pensiero delle parole di Fulvia che ronza e rimbomba.
La ricerca della Compagnia. La fuggiasca. Il segreto.
E troppe domande a cui Zeena non darà risposta alcuna.
Zeena è nella stiva bassa, dove l'avevo lasciata ore fa.
Sembra nemmeno si sia mai mossa né da lì né dalla sua posizione di felino, molla di muscoli e nervi accucciati, quasi pronta allo scatto.
Accetta a malapena la razione di proteine dalla scatola aperta ieri.
Consumiamo la cena in silenzio e nella penombra.
Avrei mille domande da porle ma Zeena a malapena risponde a monosillabi adesso. Ed è già un passo avanti.
Fino a tre giorni fa nemmeno quelli.
Non un accenno alle carte e ai libri che sono certo lei sappia io abbia trovato e guardato.
Come gatto e topo i nostri momenti.
Nessuno fa domande e l'altro attende al varco.
Mai un accenno diretto al perché. Al come. Al quando.
Solo un sì all'offerta della cena. O della coperta in cui si rannicchia nuda a dormire.
Rifiuto secco con un no al dividere la cabina.
Nemmeno alla mia offerta di dormire sulla poltrona da navigazione lasciandole così il mio giaciglio almeno per una notte.
Ai monosillabi aggiunge a volte qualche timido sorriso.
Ad occhi socchiusi, quasi un lampo giallo.
Quando crede che io non veda.
Il piccolo lampo di sorriso.
O forse … è solo la mia fantasia a vederlo…
Ma se la mano mia tocca la sua nel porgerle cibo o coperta ruvida per la notte non scosta più la mano.
Adesso.
Accetta una frazione di contatto almeno.
Si spoglia invece sin dal primo giorno senza pudore alcuno.
I seni aguzzi.
Il sesso implume, sono decenni ormai che non hanno più pelo le donne nate alle Colonie.
Dicono colpa delle tute indossate dalle madri e della radiazione assorbita già in grembo. Alcuni scienziati sostengono che anche i capelli faranno la stessa fine in una o due generazioni. Zeena si spoglia alla luce tenue delle lampade di sicurezza.
Luce gialla a fare più gialli nella penombra gli occhi.
Poi sono io a distogliere lo sguardo dal suo seno e dal suo piccolo corpo nudo, nel porgerle la coperta prima di ritirarmi in cabina.
A volte torno a notte inoltrata, prima delle luci grigie delle stelle mattutine, a vigilarne il sonno. A controllare che ci sia ancora e non abbia cercato altro rifugio altrove.
Ha scatti nervosi nel sonno come avevano i gatti sulla Madre Terra.
Non so se siano contrazioni dovute alla tensione di un passato che mi è ignoto o solo neuroni che agiscano da soli e muscoli stimolati da scariche involontarie nel sonno.
A volte quasi apre gli occhi nel sonno.
Ma non vede.
Non guarda.
Solo un sottile taglio giallo.
Almeno credo.